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Allattamento al seno: una nuova consapevolezza di cui farò tesoro

Non ho allattato al seno Niccolò. O, perlomeno, ci ho provato. Ma non è andata come mi ero immaginata. Ed è la prima volta che scelgo di raccontare quel momento perché spero di potervi essere di aiuto affinchè possiate vivere un’esperienza che vi auguro differente dalla mia.

Ricordo bene il corso preparto: eravamo in tante, tutte a condividere le stesse preoccupazioni, gli stessi dubbi e le stesse paure.

Una su tutte, neanche a dirlo, quella del parto. Capirai, e chi è la pazza che non è terrorizzata dalle mille incognite legate all’esperienza più sconvolgente della vita di una donna, oltre che (forse) la più dolorosa?!

E infatti il corso preparto si è focalizzato sul momento del parto: il travaglio, le contrazioni, il dolore, il post parto.

Ah, sì, giusto! Quasi dimenticavo!

Durante uno degli ultimi incontri, in una breve appendice tra un esercizio di respirazione e un aggiornamento sulla decaduta pratica della medicazione del cordone ombelicale, siamo state vagamente erudite sull’allattamento: c’erano un Cicciobello, una giovane ostetrica ed una rapida dimostrazione pratica di come posizionare il bambino al seno. Fa male?! Boh, nessuno lo ha detto! È difficile?! A vedere l’ostetrica col Cicciobello non sembrerebbe!

Ed è così che, totalmente assorbita dal panico scatenato dall’avvicinarsi del momento del parto, ho liquidato la questione dell’allattamento: una volta che Niccolò sarà nato, tetta in fuori, bambino sul fianco, boccuccia spalancata e a posto così. Si attacca, ciuccia, si sazia e dorme.

Certo! Come no! E gli unicorni brucano nel mio giardino!

Ricordo quei tre giorni di panico, sudori freddi e camicie da notte madide di sudore, dolori lancinanti e simili a scosse elettriche come fosse ieri, con le ostetriche che accorrevano al suono del campanello solo per dirmi, alternandosi: “Brava, è attaccato bene!” – “Se senti male è perché non lo attacchi bene! Ecco, così!” – “Senti, se non hai voglia dillo subito che ci sono altre mamme che invece desiderano allattare il loro bambino!” – “Sei soltanto pigra, a 27 anni non puoi non allattare!” – “Eh sì, quelle sono ragadi, vuol dire che lo attacchi male!” – “Brava, è attaccato bene! Però se hai le ragadi si vede che sbagli qualcosa”.

Potrei continuare ancora.

Fatto sta che la stanchezza, i fisiologici dolori del post parto, la preoccupazione per Niccolò nell’incubatrice, la comparsa precoce di due dolorosissime e voluminose ragadi alla primissima poppata, l’umiliazione di essere l’unica di tutta la corsia a non farcela, le lacrime di nascosto, gli attacchi di panico ed il terrore della poppata successiva mi hanno fatta desistere.

La notte prima delle dimissioni, con le lacrime agli occhi e un groppo in gola, ho implorato che mi dessero un biberon.

La mattina successiva, alla visita di dimissione, ricordo di aver nascosto il biberon nella culletta sotto ad un lenzuolino: mi vergognavo come una ladra ad ammettere di aver fallito.

Perché è così che ci si sente, credetemi.

Ed è così che tutti ti fanno sentire, proprio quando invece avresti bisogno di un abbraccio o di una pacca sulla spalla. Anche solo di un “Almeno ci hai provato, pazienza! Sei una brava mamma!”.

Perché vi racconto tutte queste cose?!

Perché il 7 ottobre, al termine della Settimana Mondiale dell’Allattamento al Seno, ho partecipato durante il Bimbinfiera ad un intervento del Dottor Arturo Giustardi, Medico Chirurgo Specialista in Neonatologia e Pediatria ed esperto nell’allattamento e nelle problematiche correlate, promosso da Philips Avent.

L’aver ascoltato il suo prezioso intervento, l’aver visionato alcuni video nei quali si vedevano i neonati cercare istintivamente il seno della mamma a pochissimi istanti dal parto e l’aver ascoltato le domande e le insicurezze delle future mamme presenti in sala, mi è stato di enorme conforto.

Allattare al seno è importantissimo e credo che su questo nessuno abbia da ridire. Ma se ne parla fin troppo, e troppo spesso in termini totalitari ed assolutistici.

E io di affermazioni come “DOVETE allattare al seno” ne ho fin sopra i capelli!

Allattare al seno è importante. Non fondamentale. IMPORTANTE. Ricordatevelo.

Di fondamentale c’è il benessere della mamma perché senza di esso anche il bambino ne risentirebbe.

Tetta, biberon, tiralatte, paracapezzoli, lanolina, allattamento a richiesta, allattamento artificiale, allattamento misto: VA. BENE. TUTTO!

Io ho fallito una volta e non per il motivo che pensate voi.

Ho fallito una volta perché, per colpa dell’inesperienza, mi sono lasciata assorbire da tutto ciò che mi circondava.

Ma non fallirò una seconda volta perché, se e quando sarà, arriverò preparata e pronta per affrontare una nuova esperienza, con maggiori informazioni ed una nuova consapevolezza sull’allattamento.

Ci riproverò?! Vorrei dire di no, considerato il primo enorme fallimento. E invece certo che ci riproverò! Con maggiore grinta, i denti stretti e forse anche un filino di spirito battagliero.

Non fate il mio stesso sbaglio: informatevi, documentatevi, chiedete consiglio, cercate dei punti di riferimento e diffidate di chi vi fa sentire inadeguate o sminuisce i vostri tentennamenti.

Non mollate, fatelo! Allattate, o almeno provateci!

Lo dovete a voi stesse e a vostro figlio.

E siate felici, prima di tutto!

4 commenti su “Allattamento al seno: una nuova consapevolezza di cui farò tesoro”

  1. Brava brava e ancora brava, hai espresso esattamente quello che ho provato in quei giorni e quello che provo ancora quando sento parlare di latte materno…informatevi bene prima di partorire, è il mio unico rammarico. E come te in futuro ci riproverò con molta più consapevolezza e senza sensi di colpa!in tante scrivono post sull’allattamento ma solo nel tuo mi sono riconosciuta così tanto!

    1. Sono felice di leggere le tue parole e sentirti vicina in questa esperienza, seppur negativa. Un abbraccio immenso!!!

  2. Bellissimo cio che hai scritto …
    Anch io ho passato un inferno
    Nn lo auguro a nessuno
    Spero la prossima volta di riuscirci grazie della tua esperienza

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