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E’ stata dura, molto dura. Durissima.

Per una come me, piccata e sarcastica fino alla morte, reprimere l’istinto di rispondere come avrei voluto è stato come sforzarsi di non andare in bagno durante un attacco di cacarella da cozze avariate: quasi impossibile.

“Rispondere a che cosa?!”, vi domanderete.

Ebbene, alle domande imbecilli che le nostre orecchie sono costrette a dover sopportare durante la gravidanza e la maternità. E che, nel 99,9% (periodico) dei casi, provengono da donne che, fino a qualche minuto prima, credevi dotate di un’intelligenza rientrante nella media.

La prima credo che sia anche la peggiore. La più infelice in assoluto. Una domanda che perfino il peggiore degli imbecilli circolanti liberi per le strade si tratterrebbe dal fare.

Annunci la tua gravidanza e ti senti rispondere “Ma che bella notizia!!! (fin qui tutto nella norma). L’avete cercato?!?”. No. In realtà è capitato perchè non conosco l’uso dei contraccettivi e ho deciso di tenerlo perchè ormai il danno è fatto ed è giusto che mi assuma le mie responsabilità.

Ma che cazzzzzzzzzz di domanda è?!?!? Ma come cavolo ti passa anche solo per l’antibagno del cervello di fare una domanda simile?!?!?

Primo perchè non si chiede una cosa del genere. Proprio no.

Secondo perchè il presupposto principale è partire con la consapevolezza che la persona che hai di fronte sta per mettere al mondo un figlio e quindi è voluto. Altrimenti si sarebbe fermata prima. Punto.

Terzo perchè, anche fosse “capitato”, di certo non lo vengo a raccontare ad una persona che, ponendomi tale domanda, mi ha appena dimostrato di avere il quoziente intellettivo di Flavia Vento con l’influenza.

Ovviamente il Nic è stato cercato. Ed è arrivato subito.

Ma passiamo oltre.

Perchè di domande imbecilli ce ne sono molte altre. Troppe, forse.

Tipo quando, all’ottavo mese, sei gonfia come un soufflè, incontri qualcuno che non vedevi da tempo e ti domanda “Ma sei incintaaaaa?!? Maaaa daiiiiiiii non lo sapevoooooo!!!”. No, non sono incinta, sto solo facendo una cura per la stitichezza al contrario. Non cago da quasi un anno e questo è il risultato.

Oppure ti incontra una conoscente per strada e sei ancora palesemente incinta, visibilmente incinta, disperatamente incinta, esasperatamente incinta, con tuo figlio ancora chiuso in pancia e nessuna carrozzina al seguito e ti domanda “Ma non hai ancora partorito?!”. Ma nooooooooooo, incredibileeeeeee, hai uno spirito d’osservazione degno del migliore bird watcher in circolazione. Lavorassi alla CIA, ti avrei già assunta! Lavorassi… appunto.

“Ma sai che secondo me è femmina?! Perchè hai la pancia strana e anche la cugina della mia prozia di secondo grado aveva la pancia così e infatti era una femmina!”. Bene. Mi fa piacere. Ma sai che mi interessa ancora meno di quello che c’è scritto sulle etichette dei deodoranti?

“Comunque secondo me tra qualche giorno partorisci, magari anche stanotte. Guarda che pancia bassa che hai!”. Guarda, sai che forse ci becchi? Ma non perchè tu sia intelligente o dotata di speciali poteri. Ho semplicemente passato il termine. E’ fisiologico che a giorni partorirò. E’ un dato di fatto. Grazie comunque per l’interessamento, mi hai migliorato la giornata.

Poi, partorisci.

Passeggi finalmente con il tuo bambino nella carrozzina. E incontri la scema di turno. “Ma daiiiiii ma quindi è nato?!”. No. Mi sono fatta fare da un’azienda tedesca specializzata in nanotecnologie un prototipo piangente e cagante di neonato, molto realistico, così mi posso allenare.

Vai a fare la spesa e, mentre sei in fila alla cassa, si affaccia la curiosa. “Ma che bel bambino! E’ un maschio o una femmina?!”. Guarda, la carrozzina è blu perchè è un colore universale. Fin qui tutto regolare. Ma la felpa è azzurra, le scarpe blu, i jeans hanno le macchinine stampate, il ciuccio è azzurro, la catenella portaciuccio è azzurra, il cappellino è azzurro, la sciarpa è blu e il sacco è azzurro. Signora, mi sembra decisamente evidente che si tratti di una femmina. Vabbè. Stendiamo un velo pietoso.

Che poi non è così difficile: a prescindere dall’abbigliamento che solitamente offre un valido aiuto per l’identificazione sessuale della creatura che stai curiosamente osservando, basterebbe esprimersi usando termini asessuati ed univoci come “meraviglia”, “splendore”, “spettacolo”, evitando in questo modo di porre una domanda tanto stupida quando spiacevole e snervante per la mamma a cui viene posta.

Comunque sono convinta che la stragrande maggioranza delle mie lettrici mamme, neomamme o “quasi mamme” sia stata vittima di almeno una delle suddette domande.

Perchè sono scontate.

Sono diventate quasi dei luoghi comuni e, come tutti i luoghi comuni che si rispettino, sono duri a morire.

Abbiate pazienza, dunque, e fate come me.

Ad una domanda imbecille, vestitevi del vostro miglior sorriso e rispondete respirando profondamente.

Moooolto profondamente.

Fino a farvi venire un embolo.

Amen.

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