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Ti svezzo in due

Se c’è una cosa che non sopporto è uscire di casa carica come un somaro. Proprio non lo sopporto.

Grazie al cielo il Nic ha cominciato da subito, dalle dimissioni, a mangiare ogni quattro ore.

Preciso come un orologio.

Mangiava come un porco eh, praticamente il doppio rispetto alle dosi indicate sugli schemi di somministrazione del latte: faceva meno pasti, ma più sostanziosi e regolari.

Per cui uscire era una passeggiata. A seconda della durata della gita, mi organizzavo portandomi dietro direttamente i biberon già pieni e pronti nei thermos. Il primo lo portavo caldo: bollente o giusto a seconda che la poppata fosse vicina o lontana a livello temporale.

Gli altri, invece, uno o due che fossero, li portavo via a temperatura ambiente e me li facevo scaldare sul posto.

Avevo comunque la mia bella borsa piena: pesava dodici chili il Quad Inglesina, ma la borsa appesa ne pesava altrettanti. Portavo di tutto: latte, ciuccio di scorta, quintali di bavaglie per gli immancabili rigurgiti, cambio completo per la cagata di rito (che, puntualmente, esondava fino alle ascelle e scendeva fino alle caviglie), pannolini, salviettine, fasciatoio da viaggio e chi più ne ha, più ne metta.

Passati alle prime pappe, tutto è rimasto invariato ad eccezione di una cosa: al posto dei biberon, nella borsa c’erano il thermos della Chicco e gli omogeneizzati. Ottimo. Il thermos lo consiglio vivamente. Vi salva la vita. Preparavo a casa la pappa calda, fatta e finita, già pronta all’uso. La mettevo via bollente e, credetemi, dopo sei o anche otto ore era ancora caldissima, da dover essere lasciata a raffreddare.

Però. Questo thermos ha un però. Porca di quella porcaccia, pesa come un badile. Ma vi serve, quindi superate bonariamente questo piccolo ostacolo.

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Da qualche mese a questa parte, direi più o meno da settembre, le cose sono nettamente cambiate. In meglio.

Anzitutto, è cambiato il passeggino. Abbiamo sbolognato il Quad alla nonna, così esce a fare le sue belle gite col Nic armata fino ai denti, e noi abbiamo sfoggiato l’ultraleggero. Pliko Mini Pèg Perego Momodesign: 4,7 chili di praticità assoluta. Fate attenzione solo ad una cosa: se ci appendete una borsa che contiene, ad esempio, il suddetto thermos, lo trasformerete in una catapulta e con molte probabilità troverete vostro figlio asfaltato dall’altra parte della strada. Quindi, non pensate di usarlo come carrello della spesa, come facevo io con il Quad. Non si può. Fatevene una ragione. Io, ancora adesso, sto cercando di metabolizzare la cosa. Perché su quel maledetto Quad ci appendevo di tutto, sopra, sotto, di lato. Di tutto.

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In secondo luogo, abbiamo rimesso nella scatola il thermos-badile.

Abbiamo cominciato ad uscire alleggeriti. O, almeno, di sicuro papà.

Perché, in effetti, abbiamo rimosso l’impiccio della borsa gnomica (nota ai comuni mortali come “borsa per il cambio”). Ma da qualche parte la roba la dobbiamo pur mettere.

E qui entra in gioco la scema, la sottoscritta, che ormai gira come Quasimodo del Gobbo di Notre Dame. Eh già. Perché tutto finisce nella mia borsa: uno o due pannolini, le salviettine, la pappa pronta (quella nel vasetto di vetro), il biberon per l’acqua, il giochino del cavolo, la bavaglia, la merenda.

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Immaginate quindi la gioia provata oggi quando, usciti senza nulla per il Nic, e sottolineo nulla, abbiamo deciso all’ultimo di fermarci fuori per pranzo ordinando un piatto di penne al pomodoro per lui.

Non ci speravo, ma le ha mangiate. E ha bevuto dal bicchiere. E non abbiamo usato la bavaglia. E abbiamo usato la nostra forchetta. E non è morto. Della serie: basta provarci.

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Dunque, dalla prossima uscita, finalmente addio a qualsiasi tipo di borsa-mattone.

Porterò giusto giusto quei sette grammi di pannolini d’emergenza e addio.

Addio gobba.

Addio sciatica.

Tornerò presto ad essere una persona con le spalle simmetriche.

Evvai!

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