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Piccole spugne crescono

Mi sono resa conto, malgrado le tantissime domande, di non avervi raccontato la nostra insolita e fulminea esperienza al nido.

In poche parole mi sono ritrovata, a pochissimi giorni dalla partenza dei miei genitori per un piccolo viaggio, senza sapere a chi lasciare Niccolò nonostante mi fossi correttamente organizzata con un largo anticipo di ben tre mesi.

Panico. Adesso cosa faccio? A chi lo lascio? Come mi organizzo?

Alla fine ho pensato bene di fare un tentativo telefonando ad un piccolo e grazioso asilo nido vicinissimo a casa mia, anche su suggerimento di alcune conoscenti che me ne avevano parlato molto bene.

Ho implorato, supplicato, pregato ed implorato di nuovo, e alla fine la mia richiesta è stata accolta, credo più per compassione ed esasperazione che per altro.

Abbiamo fatto un inserimento piuttosto anomalo in quanto, logicamente, i tempi stringevano e le necessità erano diverse rispetto a quelle di una comune e “regolare” iscrizione a settembre: il Nic andava fiondato in un ambiente nuovo, senza possibilità di alternative nel caso in cui il tentativo fosse fallito.

O così, o così.

O il nido, o il nido.

Alternative: nessuna.

Il primo giorno abbiamo semplicemente trascorso un’ora al nido, io e lui insieme: lui giocava con le educatrici ed esplorava l’ambiente mentre io me ne stavo seduta in un angolino senza interferire ed ammirando i miei azzurrissimi copriscarpe igienici.

Il secondo giorno è stato il momento del saluto: l’ho portato la mattina alle otto, l’ho scaricato lì, l’ho salutato e me ne sono andata. E’ rimasto due minuti sulla soglia a fissare gli altri bambini poi, al sicuro per mano all’educatrice, è entrato. Dopo un’ora è andata a prenderlo mia mamma. Notare che, appena l’ho tolto dal seggiolino, ha riconosciuto il posto ed ha fatto un sorriso a sedici denti.

Il terzo giorno è stato “ciao ma’, io vado a giocare con i miei amici, non chiamarmi e non farti vedere a salutarmi con la vocina idiota che mi vergogno”. Due ore, senza nemmeno rendersi conto che la sua mamma era andata via.

Sono rimasta senza parole.

Ma non nel senso che ci sono rimasta male, come tendono a fare talvolta le mamme: io ero la persona più felice sulla faccia della terra.

Il quarto giorno è poi stato, di fatto, il giorno del nido vero e proprio: dopo tre giorni di piccole prove e piccoli passi, il Nic si è ritrovato solo, per una giornata intera, dalle 8 alle 18, con tanto di pappa e nanna in un ambiente a lui sconosciuto ma, di fatto, assolutamente familiare.

Le educatrici mi hanno rassicurata con alcuni messaggi e delle foto, e mi hanno detto che il mio piccolo uomo ha reagito come se fosse stato lì da sempre: ha mangiato tutto, ha fatto la nanna con gli altri bambini, ha giocato ed ha interagito con gli altri bambini in maniera spontanea, naturale e gentile.

Non aggiungo altro.

Ho visto Niccolò talmente felice, che l’ho già iscritto per settembre.

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Questo breve racconto vorrei solo che servisse a tutte voi, amiche mamme, che avete in previsione o state per affrontare per la prima volta l’esperienza del nido.

Vorrei che servisse a rassicurarvi, a rasserenarvi e a dissipare alcuni timori che, di fatto, caratterizzano il nostro essere mamme.

I bambini hanno uno spirito di adattamento incredibile, quasi innato, e reagiscono con diffidenza alle novità se percepiscono che noi stesse, in primis, ci poniamo in maniera timorosa verso qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Poi, certo, ognuno ha il suo carattere e qualche bambino può dunque riscontrare maggiori difficoltà rispetto ad altri.

Ma i bambini sono delle piccole spugne, che assorbono in maniera naturale tutto ciò che li circonda, ansie comprese.

E il nido è un ambiente perfetto per sviluppare le capacità cognitive e relazionali dei bambini.

Non lasciamo che i nostri timori e le nostre paure più recondite precludano ai nostri figli delle esperienze formative e ludiche tanto incredibili.

Vi dico solo che, in tre giorni, Niccolò ha imparato tantissime piccole cose che mi hanno lasciata senza fiato: ha imparato a bere da solo, a pulirsi con la bavaglia, a chiudere i barattoli e a chiedere grazie.

Lasciamo dunque che i nostri meravigliosi bambini muovano i loro primi passi da soli, e lasciamo che il nostro cuore e la nostra mano li aiutino ad affrontare il mondo con la serenità che meritano.

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