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Mani in pasta: perché il raffreddore – nove volte su dieci – colpisce nel weekend

Benvenuto, autunno!

Benvenuto, clima mite!

Benvenute, trapunte e tisane!

Benvenute, sagre di paese tra castagne e porcini!

E benvenuto anche a te, raffreddore!

È appena terminato il weekend, quello che il calendario ha sancito essere il primo fine settimana d’autunno.

Ed è appena terminato all’insegna di fazzoletti di carta e paracetamolo.

Le prime avvisaglie sono arrivate il venerdì, quando nel pomeriggio ho prelevato dall’asilo un bambino che perdeva cose verdi dal naso e la sera ho visto rientrare dal lavoro un marito altrettanto verde, ma in faccia.

Della serie: addio programmi per il weekend e chissenefrega delle previsioni meteo di Giuliacci, che tanto non si farà un tubo.

A dire la verità siamo sopravvissuti incolumi alla nottata dove, presumo per la stanchezza, abbiamo dormito tutti quanti al limite del comatoso.

Il sabato, invece, una tragedia.

Non tanto per Niccolò, colpito da un banale raffreddore al quale non ho dato alcun peso e che non ci avrebbe comunque impedito di uscire di casa, ma per le drammatiche condizioni in cui versava mio marito: un leggero mal di gola, qualche brivido di freddo e quel 37,3 sul termometro che, si sa, è peggio di un cecchino che abbatte all’istante.

Dunque, dicevo, alla fine siamo rimasti in casa.

E stare in casa un intero sabato con un bambino raffreddato ma iperattivo ed un marito narcolettico è disagevole a livelli angoscianti.

Per cui io e il Nic ci siamo vestiti, siamo usciti a piedi per comprare un po’ di frutta e verdura e poi abbiamo cucinato.

A mezzogiorno eravamo già stufi un’altra volta di stare in casa.

E a lui è venuta la fissa di voler dare da mangiare ai suoi dinosauri così, in un ultimo e disperato tentativo di disinnescarlo, l’ho assecondato sperando di potermi concedere una tregua dai suoi continui lamenti: è inutile che ci giriamo intorno, i bambini con il raffreddore sono delle cozze piagnucolanti che ti trascinano allo stremo delle forze.

Allora, signore e signori del pubblico, senza proseguire oltre con i miei vaneggianti racconti, io ve lo dico: l’ho trovata!

Ho trovato un’attività in grado di renderlo innocuo per più di due ore!

Avreste mai immaginato che un pugno di farina ed un bicchiere d’acqua fossero tanto divertenti ed efficaci?!

Io, onestamente, no.

E sono certa che molti di voi già lo facciano, stupida io che non ci avevo mai pensato prima!

Ho preso una ciotola capiente, un mestolo, della farina, un bicchiere di acqua ed il suo dinosauro preferito, ed abbiamo giocato un intero pomeriggio a preparare la pappa e a dare da mangiare al suo amico estinto.

La parte divertente per lui (e in queste rare occasioni anche per me, perché vederlo felice è merce preziosa) è quella di potersi sentire libero di sporcare e sporcarsi, tanto un po’ di impasto di farina e acqua si pulisce in un attimo.

Quello che mi piacerebbe fare, poi, sarebbe poter cucinare davvero qualcosa con lui: magari una crostata, una pizza o una focaccia.

Ma mi rendo conto che Niccolò si trova ancora in una fase esplorativa dove è difficile riuscire a concentrare e convogliare la sua attenzione su dei procedimenti da seguire e dunque, per ora, mi accontento di aiutarlo a dare da mangiare ai suoi dinosauri.

Proveremo presto a cimentarci nella cucina, quella vera però, un passo alla volta, dosando qualche ingrediente in più e passando dal nutrire il t-rex a sfamare Slash fino ad arrivare, chi lo sa, ad una gustosa merenda per noi.

Tanto tra poco le giornate si accorceranno, scenderà il freddo e arriveranno la pioggia e il buio. 

Ed arriverà anche il raffreddore. 

Nel weekend, ovviamente!

[Nelle foto Niccolò indossa un outfit dallo stile vintage composto da un morbido maglione lavorato in 100% cotone ed un paio di jeans neri effetto stone washed (più una maglia basic rossa a manica lunga in cotone che non è visibile qui in foto), tutto firmato iDO, che hanno superato alla grande uno dei fondamentali test di resistenza: la felicità di un bambino chiassoso].

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