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I locali childfree sono cosa buona e giusta. Lo penso da mamma.

Oh, stavolta voglio cavalcare anch’io l’onda della notiziona che fa scalpore e intervenire dicendo la mia, anche se non frega a nessuno.

Ma, piccolo dettaglio, vado controcorrente.

Mi stanno facendo sorridere un sacco le rivolte sui social di questi giorni da parte di gruppi di genitori che, armati di sdegno e pannolini umidicci, urlano il loro disappunto al grido di “boicottiamoli!”, “meritano di chiudere!”, “paragonano i bambini ai cani, vergogna!”, riferendosi alle notizie che circolano sulla TV nazionale, sui quotidiani e sul web a proposito della decisione, da parte di alcuni esercenti, di riservare l’ingresso all’interno delle proprie strutture esclusivamente agli adulti e negandolo dunque a famiglie con bambini al seguito.

Posso dire la mia?!

Posso, senza che mi si insulti o mi si tacci come medievale retrograda?!

Ma siano benedetti, questi locali!

Abbiate pazienza, io sono una mamma e di ristoranti, insieme a mio marito e mio figlio, ne frequento parecchi.

E devo peraltro precisare che mio figlio fa parte di quella categoria di bambini (che gran botta di culo!) che stanno composti a tavola, mangiano, non urlano e non lanciano roba e, se proprio capita che Niccolò cominci ad annoiarsi e a lamentarsi, gli consento di guardare a basso volume i cartoni animati sul cellulare, affinché la quiete che pretendo io a tavola nella mia intimità domestica venga estesa anche alla clientela seduta attorno a noi al ristorante.

Però capita, di rado ma con regolarità, che a me e mio marito venga voglia di una serata o, ancor più di rado, di un weekend da soli, per staccare la spina e resettare il cervello.

Senza nostro figlio.

Mi spiegate per quale motivo, avendo deliberatamente deciso di trascorrere un briciolo del mio tempo da sola con mio marito senza un sottofondo costellato di “mammaaaaaaa”, “non mi piaceeeee”, “voglio questooooo”, “voglio quelloooooo”, “mammaaaaaaa ho sonnoooooo”, “mamma ho fatto la caccaaaaaa”, io mi debba sorbire l’altrui prole con annessa costellazione di altrui rotture di palle?

Poi, vi svelo una cosa: questi posti sono sempre esistiti, ma non è mai servito un cartello che lo dicesse esplicitamente. Era implicito. Stava al buonsenso. Nessuno si sarebbe mai sognato di entrare in quel ristorante con le luci soffuse ed i tavolini appartati, apparecchiati per due persone a lume di candela, con un’orda di bambini urlanti al seguito per cui, se una coppia aveva voglia di intimità, ci andava a colpo sicuro certa e consapevole che non avrebbe trovato dei bambini.

Adesso, invece, con l’avvento delle tendenze flower power e delle battaglie per la libertà, QUALSIASI libertà, dalla legittima alla cafona, ad ogni costo, succede che vado un weekend con mio marito a festeggiare il nostro anniversario di matrimonio, prenotando con qualche sacrificio due notti al Grand Hotel con le terme avendo la certezza di trovare pace, silenzio e serenità e mi trovo invece le vasche termali trasformate in piscine comunali affollate di bambini che fanno tuffi a bomba urlando “Geronimooooo!”.

E allora sapete cosa vi dico?

Ben vengano i locali childfree!

Ben venga la libertà di poter scegliere di trascorrere una serata o un weekend in santa pace, senza bambini nei paraggi.

Ben venga la libertà, la stessa libertà di poter fare questo o quello che tanti genitori pretendono, di poter scegliere se prenotare la cena in un locale frequentato da famiglie oppure in quel ristorantino intimo e silenzioso dove poter resettare, solo per una sera, la propria identità genitoriale.

Parliamo di una nicchia, un numero esiguo di attività commerciali che desiderano preservare la propria identità “childfree”, che non può nemmeno idealmente essere paragonata alla quasi totalità di locali che accolgono indistintamente famiglie, coppie o comitive di amici.

E allora, di cosa cavolo stiamo parlando?!

Ma davvero?!

È davvero indispensabile, per voi genitori, dover intaccare anche quel piccolo ed esiguo angolo di paradiso che spetta a chi non ha voglia, desiderio o piacere di avere a che fare con dei bambini?

Ripeto: sono una mamma.

Ma, quella sera o quel weekend in cui desidero accantonare i miei doveri ed i miei istinti materni, voglio un locale senza bambini.

Perché i locali childfree sono cosa buona e giusta.

E lo penso da mamma.

Anzi, lo penso a maggior ragione perché sono una mamma.

Amen.

[E, per inciso, il Grand Hotel non mi vede più nemmeno in foto segnaletica. Pensa te se sbologno mio figlio due giorni ai nonni per rilassarmi e devo trovarmi una succursale di Bimboland nel percorso termale. Ecco, magari fosse childfree, il Grand Hotel!]

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