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Leggi che ti passa!

Lo avrete capito.

Non sono una persona tranquilla.

Ho preso tutto il carattere da quel borbottone di mio papà e, come lui, vado in escandescenza per delle sciocchezze, se mi si prende nella giornata sbagliata.

Sono una persona che sorride sempre, ma ho la capacità di mandarvi a cagare con la stessa velocità con cui vi ho dato un bacio due secondi prima.

Ma ho trovato una cura.

Un’ottima cura.

Leggere.

Io amo leggere. Da sempre.

Ho imparato a leggere prima ancora di iniziare la scuola elementare e non ho più smesso.

Credo che leggere sia una passione: devi esserci portato, come per l’arte o la scultura, altrimenti ti ci potrai mettere d’impegno quanto vuoi ma i risultati saranno mediocri.

Ho una quantità spropositata di libri e, tendenzialmente, ne compero molti di più di quanti ne riesca a leggere. Di conseguenza, a casa, mi sono realizzata una sorta di libreria personale: finito un libro, vado davanti agli scaffali a riporlo e ne scelgo uno nuovo in base a ciò che più mi aggrada in quel momento. Ho di tutto: dagli immancabili “100 libri da leggere prima di morire” ai classici della letteratura italiana e straniera fino ad arrivare ai tormentoni del momento.

In tutti questi anni mi è capitato solo due volte di abbandonare a metà la lettura di un libro perché proprio non ce la facevo più a tenere gli occhi aperti ma, ovviamente, non vi dirò mai quali libri fossero. Mi trascinerò il segreto fino alla tomba.

Io leggo davvero di tutto, ma vado a periodi. Mi lascio trasportare dall’umore del momento e lascio che le sensazioni scaturite dal libro si fondano con le mie, fino a cambiarmi letteralmente l’umore.

Non so se vi sia mai capitato di finire un libro meraviglioso e girare poi per tre giorni con un sorriso ebete stampato in faccia: a me sì.

Non so se vi sia mai capitato di finire un libro deludente e insultare poi l’intera razza umana per due giorni di fila: a me sì.

Non so se vi sia mai capitato di finire un libro strappalacrime e girare poi per una settimana con addosso qualcosa di molto simile alla depressione post partum, vaneggiando a vostro marito frasi tipo “io lo so che tu non mi ami più” o “ammettilo che mi vuoi lasciare, te lo si legge in faccia”: a me sì.

Non so se vi sia mai capitato di finire un libro in malo modo, un libro di quelli dove succede quello che non ti aspetti e alla fine la coppia si lascia perché lui ha tradito lei con la testimone di nozze, e insultare poi gratuitamente per un ragionevole lasso di tempo vostro marito con frasi tipo “guarda che io l’ho capito che tu ti scopi quella dell’autolavaggio, ho visto come la guardavi” o “pezzo di deficiente credi che non mi sia accorta di come guardavi quel cesso in fondo alla via?”: a me sì.

I libri mi hanno davvero accompagnata ovunque e mi hanno dato conforto o supporto in momenti importanti o noiosi della mia esistenza: ho divorato libri quando l’amore mi aveva delusa, per colmare un vuoto e tamponare il tempo che non passava mai; ho divorato libri quando la mia migliore amica mi aveva lasciata sola; ho divorato libri quando ero a casa in maternità e il Nic non ne voleva sapere di nascere (ero arrivata a leggerne uno al giorno, non sto scherzando, complice anche l’inverno e l’obbligo di stare a riposo); ho divorato libri per tutta la mia vita.

E continuerò a divorarne finchè gli occhi me lo consentiranno o finchè morte non ci separi.

Perché amo leggere.

E talvolta, quando la vita ci porge dei problemi, i libri ne offrono la cura.

La soluzione, direi di no. Ma la cura, decisamente sì.

Provare per credere.

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