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Le ho contate, sono cinquantatrè

Ho un ricordo nitidissimo di quel momento, di quell’istante tanto banale quanto grottescamente terrificante in cui ho realizzato che stava succedendo ciò contro cui avevo lottato duramente per ben sette mesi.

Era la fine di novembre, ero appena uscita dalla vasca da bagno e mi stavo ungendo di olio di mandorle come una foca, prima di vestirmi per andare al battesimo del mio cuginetto.

E l’ho vista.

Ho finto indifferenza, non ci ho dato importanza, ho creduto fosse impossibile che potesse succedere proprio a me, che per sette mesi mi ero cosparsa quotidianamente di qualsiasi unguento in commercio che promettesse miracoli ed avevo pregato tutti i Santi del Firmamento affinché non accadesse, buttando in pattumiera decine di maglie ormai impossibili da smacchiare.

Eppure era lì, neanche tanto sottile, con quel caratteristico ed inconfondibile colore argentato quasi cangiante che sembra dirti “cretina, inutile che ti sforzi di capire, sono proprio quello che pensi, sono il tuo peggior incubo diventato realtà, e col cazzo che levo le tende, anzi, quasi quasi mi moltiplico!”: una smagliatura.

Che ci crediate o no, me lo sentivo.

Forse ero tanto terrorizzata all’idea che la pancia mi si riempisse di smagliature proprio perché già lo sapevo che sarebbero arrivate, perché alla fine puoi sbatterti quanto vuoi ma poco dipende da te, è tutta una questione di pelle.

Ho visto amiche magre da fare schifo che al termine della gravidanza avevano preso venti o trenta chili ed avevano una pancia che pareva contenere otto bambini, amiche che “la crema per le smagliature e l’olio, e a cosa servono? Mai messi” eppure neanche l’ombra di una smagliatura (amiche che ovviamente vorresti prendere a tallonate sui denti indossando le Buffalo finché non si saranno consumate le suole) e ho visto amiche centellinare anche i cetrioli nel piatto per tutta la gravidanza, cospargendosi di intrugli fin sotto le ginocchia, con una pancia di quelle che “ah, sei a termine? Credevo fossi di cinque mesi” ritrovarsi la pancia solcata da cicatrici profondissime (avete tutta la mia solidarietà).

Beh, io qualche giorno fa le mie le ho contate.

Sono cinquantatrè.

Ho passato ore a fissarle, da quando la prima ha fatto capolino ad oggi: inizialmente con la tristezza di chi si ritrova a fare i conti con un corpo che già non è un granché e ci mancavano pure le smagliature a fare da ciliegina sulla torta, mannaggialamalora; poi con l’ostinazione di voler arginare i danni ad ogni costo, passando ore a setacciare tutti i metodi possibili ed immaginabili per limitare i danni e sbiadire quello schifo che vorresti non vedere più riflesso nello specchio; poi con la rassegnazione di chi finalmente si rende conto che ci sono e, che ti piaccia o no, devi imparare a conviverci; infine con la consapevolezza che ciascuna di esse ha un significato ben più profondo del solco che ha lasciato sulla mia pelle.

E chissenefrega se tante hanno avuto la fortuna di non portare alcun segno, chissenefrega se al mare continuerò ad indossare il costume intero per pudore, chissenefrega se quando deciderò di diventare madre una seconda volta quelle bastarde aumenteranno, chissenefrega se sono geneticamente predisposta, chissenefrega se negli spogliatoi della palestra le ragazzine mi guarderanno con occhi compassionevoli.

Io ho cinquantatré smagliature perché sono mamma.

E oggi, quando guardo la mia pancia allo specchio, non vedo più un quadro astratto dipinto da un pittore privo di gusto o una beffa di Madre Natura.

Vedo quello che c’era sotto, a quelle smagliature.

Vedo mio figlio.

E non vedo nient’altro.

6 commenti su “Le ho contate, sono cinquantatrè”

  1. Ciao Silvia ora odierai anche me mamma di due figli con la prima gravidanza ho preso 22 chili con la seconda 16(ho mangiato meno gelato)e nn ho una smagliatura!!!si chiama CULO

  2. Ciao Silvia!!! Ti capisco perfettamente: sempre messo olio e cremine per tutta la gravidanza, presi solo 8 kg al termine ma….. pancia ricoperta di smagliature.. 🙁

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