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L’arte di sapersi sopportare. E supportare.

Roba da matti”, direbbe chi mi conosce, “E’ un sant’uomo!”.

Cazzate!

Questa storia del “chissà come fa a sopportarti da così tanto tempo” deve finire. In ambedue i casi.

Perchè nessuno è immune da difetti, più o meno marcati, e da cattive abitudini dure a morire.

Credo che il barbatrucco più collaudato per far durare una coppia sia quello di sopportarsi a vicenda e di accettare, almeno in parte, i difetti dell’altro senza però lasciare che essi prendano il sopravvento.

Mio marito, in questo, è un vichingo!

Non mi annoio mai, vivo perennemente incazzata, perchè quando finalmente la mia testa comincia ad accettare in maniera rassegnata l’ennesima e consolidata pessima abitudine del momento, lui smette. Non so se mi sono spiegata bene: cioè, io mi sto finalmente rassegnando ad un immutabile difetto, e lui lo cambia in qualcosa di differente e più fastidioso e per il quale io devo ripartire da zero con il mio training autogeno, i miei esercizi di respirazione, le mie parolacce sibilate tra i denti.

Quando, nel 2011, siamo andati a vivere insieme, i suoi due peggiori difetti erano lasciare la biancheria buttata alla rinfusa per casa, pulita o sporca che fosse, e l’immancabile asse del cesso alzata. Nel primo caso, nel dubbio, mettevo tutto a lavare, ed il genio se ne saltava fuori esclamando “ma fatti i cazzi tuoi! Le avrei messe a posto io! Adesso cosa mi metto?!”.

Nel secondo caso, invece, era la guerra. Urlavo come Sandra Milo alla telefonata in diretta in cui le dicevano che il figlio aveva avuto un incidente. Mi sembrava un comportamento da paramecio privo di qualsiasi reattività cerebrale.

Quando, dopo diversi mesi di rodaggio, cominciavo ad accettare l’idea di raccattare automaticamente, senza quasi rendermene conto, i vari “pezzi” dimenticati in giro per casa da mio marito, ecco che lui impara a farlo da solo. “L’ho addomesticato!”, mi dico. Povera scema!

Ha smesso di lasciare in giro i vestiti ed ha cominciato una serie di altri pessimi vizi di vario genere, più o meno banali.

Ad oggi, nello specifico, siamo passati al “se non ti infilo in macchina il sacco nero della pattumiera al posto di guida tu non lo porti giù manco morto” ed al “se il frigorifero è stato dotato di uno sportello ermetico probabilmente la cosa più utile è chiuderlo bene”.

E sono le due cose su cui ultimamente mi accanisco in maniera testarda perchè, nel primo caso, non correggere il difetto significherebbe trovarsi con i sacchi della differenziata sparsi per il prato. Nel secondo caso, invece, si rischierebbe di dover buttare via tutta la spesa come mi è capitato la scorsa settimana.

Già. Perchè mio marito ha scoperto che, chiudendo il frigorifero con il piede (o credendo di chiuderlo), si fa molta meno fatica. La fatica però è quando, la mattina dopo, ti svegli e ti accorgi che il frigo, rimasto parzialmente aperto, è andato in sovraccarico ed ha congelato tutto il contenuto: formaggi, frutta, verdura, affettati, carne, latte e chi più ne ha più ne metta.

E allora ti devi mettere a cucinare come una cogliona tutto il possibile ed immaginabile, tentando di salvare il salvabile ed evitare di buttare nel cesso quei 100 euro di spesa che ti stanno dicendo addio dal fondo del frigo. Ed è così che ho passato la scorsa domenica, mentre avrei invece voluto vegetare sul divano. Ho dovuto improvvisare un minestrone per non buttare la verdura, una macedonia per non buttare la frutta, un pasticcio al forno per riciclare i formaggi e gli affettati e buttare ciò che restava.

Tutto per un pirla e le sue svogliatezze.

Però lo amo.

E le mie incazzature sono effimere.

Mi incazzo, urlo, e mentre urlo comincio a ridere perchè lui mi si para davanti cominciando a fare il demente.

E allora mi dico che, a parte questa storia del frigo, che DEVE FINIRE, e lo ribadisco nero su bianco perchè so che lui lo leggerà, tutto il resto è tollerabile.

Tutto il resto è noia.

Ormai l’asse del cesso la abbasso ogni volta che entro in bagno senza nemmeno rendermene conto, è diventata un’abitudine che mi stupirei se dovesse improvvisamente finire, la biancheria sporca la metto nel cesto perchè lui la mette SUL cesto, onde evitare la fatica di alzare il coperchio, il tubetto del dentifricio lo rimodello e lo chiudo, raccolgo da terra le foglie di insalata che gli schizzano impazzite fuori dalla ciotola mentre mescola, tolgo dal lavandino i semi del limone che butta lì per non affaticarsi in un’improbabile apertura del mobile che contiene il secchio della pattumiera e, quando ho finito tutte queste cose e tante altre, che non sto ad elencare, mi siedo sul divano e lo abbraccio.

Ne abbiamo passate tante. Belle e brutte. Molto belle e molto brutte. Bellissime e bruttissime. Meravigliose ed orribili.

E non so se tra altri dieci anni l’amore ci vedrà ancora uniti, ma non ci penso.

Perchè ora, oggi, adesso, sono felice.

Sto bene. E sono contenta di dover “sopportare” tutte queste disavventure domestiche.

Perchè significa che, al mio fianco, ho lui. E solo LUI. E nessun altro.

Buon trentesimo compleanno, amore mio!

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