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Instagram e le colazioni

Oggi proprio non ce la posso fare.

Sono a casa a “riposo forzato” da alcuni giorni ed ho dunque avuto molto tempo (troppo, forse) per cazzeggiare su Instagram pigiando le dita di qua e di là e saltellando da una foto all’altra senza un particolare filo conduttore.

Eppure, misteriosamente, ho scoperto che un filo conduttore c’è, eccome se c’è.

Ad ogni ora corrisponde un particolare tipo di foto e ad ogni categoria umana corrispondono determinati dettagli.

Prendiamo come esempio la colazione.

E prendiamo come categoria quella che Instagram mi suggerisce maggiormente: le donne (ovvio) e il mondo delle mamme (altrettanto ovvio).

Ne ho già anticipato qualche dettaglio l’altra mattina scattando e postando una foto poco sottilmente sarcastica corredata da questa didascalia:

“Oggi sono a casa dal lavoro. E allora mi sono detta: ma non è che per caso devo fare una di quelle foto da bloggerchenonhannouncazzodafarelamattina? Solo che non sono attrezzata perché io, solitamente, la mattina m’ingollo una merendina confezionata e un bicchier d’acqua mentre sistemo i giochi del Nic e preparo le cose da portare a mia mamma. Il tutto rigorosamente prima delle 7,00. E allora il risultato è quello che vedete in foto: al posto del Mac d’ordinanza c’è il mio Acer da battaglia, al posto dei muffin fatti in casa e del succo di frutta fresco c’è un arancio sbucciato male e, al posto dei fiori freschi (ma come cazzo fate ad avere i fiori freschi sempre a disposizione? Vi fate il fioraio sotto casa?) c’è uno spelacchiato ginseng comprato due anni fa all’Ikea a € 9,99 e che sta lottando per sopravvivere nel mio soggiorno. Questo è quanto. La stronza si è svegliata. Buongiorno! 🐮”

Le foto che mi propone Instagram sembrano fatte con lo stampino: fiore d’ordinanza, colazione, dettagli dai colori pastello.

Analizziamoli allora uno per uno, questi dettagli.

La tazza: è sempre nelle tonalità più gettonate dei colori pastello come azzurro tiffany, rosa confetto, turchese, panna. A volte ha delle fantasiosissime scritte come “good morning”, “hello”, “happy”, “love lives here”. Al suo interno la bevanda calda è versata alla perfezione, senza sbavature, a volte con dei ghirigori a forma di cuore fatti con uno stecchino e con la cremina della suddetta bevanda.

A casa mia la tazza è probabilmente sbeccata, la scritta è “fanculo la sveglia” e il contenuto è uno starnuto di caffè versato male direttamente dalla caffettiera.

La tovaglia: se avete un tavolo bianco non serve. Altrimenti deve essere rigorosamente bianca, panna, in una tonalità pastello tra quelle che meglio si sposano con la tazza o, eventualmente, con dei motivi shabby chic o provenzali che fanno molto “donna di stile”. Stirata, ma tanto non occorre che ve lo dica.

La mia tovaglia fa cagare. In verità ne ho tantissime ma fanno tutte cagare, ognuna a modo suo. E sono tutte macchiate di vino. Ne ho solo una sana e salva e la custodisco come la Sacra Sindone in onore degli ospiti più meritevoli. Non è stirata, ovviamente.

La colazione: quasi sempre fatta in casa non si sa quando, fetta di torta o muffin non importa. Una spolverata di zucchero a velo non guasta mai. Talvolta è composta da un mix di yogurt, muesli e frutta fresca geometricamente disposta in una capiente scodella.

La mia colazione è una merendina confezionata mangiata in piedi davanti al lavello. Stop.

Il bicchiere: ogni tanto c’è anche un bicchiere, di quelli grandi e colorati. Bello pieno di spremuta fresca o di succo di frutta esotica.

Il mio è pieno d’acqua e ciao.

La mano: eh sì, a volte compare una mano. Evanescente, perfetta, idratata e vellutata come un petalo di rosa e con le unghie limate e laccate rosso fuoco senza la minima sbavatura. A volte, invece, compaiono solo le due dita utili ad impugnare la tazzina di caffè con una delicatezza alla Audrey Hepburn.

La mia mano fa schifo. Non fanno schifo solo le unghie, raramente smaltate e quasi sempre sbeccate, ma fa proprio schifo tutta la mano. Idratata come un cactus e vellutata come un foglio di carta vetrata.

Il pc: ultimamente sta facendo sempre più capolino, insieme ad improbabili didascalie che recitano la parola “lavoro” più per autoconvincimento che per una reale e tangibile prova di merito. È un Mac, nient’altro da aggiungere. E non serve necessariamente che si intraveda la scritta: bastano i tasti, infatti, a far capire che è un Mac. Tra l’altro ci avete mai fatto caso che l’etereo Mac s’intona perfettamente con i colori della foto?

Io ho un dignitosissimo pc Acer che serve a mio marito per lavorare e a me, talvolta, per cazzeggiare. Per scrivere questo post, ad esempio.

Poi ci sono dei piccoli “riempitori di spazi”: chicchi di caffè, cereali, perline o granelli sparsi misteriosamente a fare da sfondo.

A volte s’intravendono gli oggetti più disparati: occhiali da sole, anelli, fotografie d’infanzia, portachiavi, libri di autori polacchi semisconosciuti, testate di autorevoli giornali.

E poi ci sono loro: i fiori. I miei amatissimi fiori. Pare che ora sia il momento dei tulipani, cioè c’è proprio il boom. Tulipani ovunque. Adagiati sulla tovaglia quasi per caso, come se ci fossero arrivati da soli nella notte. Oppure meravigliosamente cascanti da un vasetto o da un bicchiere di vetro che fa molto shabby chic. L’importante è che non siano messi al centro della foto ma laterali o in un angolo: mi raccomando perché questo dettaglio è fondamentale e non va assolutamente sottovalutato. Ogni tanto cominciano a fare capolino anche le peonie. A me personalmente in giardino stanno sbocciando delle meravigliose camelie bianche, per cui non escludo che si possano utilizzare anche quelle. Ma ho notato che ci sono anche delle temerarie che nelle foto ci piazzano dei fiori di ciliegio o altre piante da frutto: non dei fiori, ma proprio dei rami interi! Che io mi domando: ma dove te li vai a prendere? Esci alle quattro di mattina armata di tronchese e, complice il buio, ne stacchi tre o quattro dalla pianta del parchetto dietro casa?

Io ho la casa abitata da orchidee ma, su otto, una sola è in fiore (uno solitario) e mi risulterebbe difficile adagiarla accanto a una tazza di caffelatte. Fiori freschi neanche a parlarne. Arrivano ai compleanni e alle ricorrenze e dopo tre giorni puzzano e muoiono: inutili.

E poi ci sono gli #hashtag, inquietanti. Spaziano dagli scontati #hello, #happy, #life, #buongiorno, #goodmorning #sunnymorning eccetera fino ad arrivare ai miei preferiti: le aberranti autoproclamazioni. Quelli tipo #wonderwoman (per aver segato il ramo di ciliegio alle quattro di mattina?) e #supermamme (che mentre fanno la foto alla tavola apparecchiata Mulino Bianco i figli si stanno pestando come i fabbri in soggiorno). E #sticazzi dove li mettiamo?

E allora la mia domanda è: ma perché vi complicate la vita?!

Capisco che le foto vengano meravigliosamente bene. Ma vengono troppo bene. E risultano artefatte.

Capisco anche il culto del bello. Instagram vive di foto, ovvio ci si aspetti di vedere foto belle.

Io non è che mi metto a postare foto del contenuto del mio wc, ma nemmeno perdo mezza mattina per allestire quello che, a tutti gli effetti, è un teatrino.

Due ore e mezza di allestimento e di calcoli geometrici per fare una cazzo di foto, magari in bilico sul treppiedi con il quale, due metri più in là, state tirando giù le tende da mettere in lavatrice bestemmiando come gli agricoltori bergamaschi.

Lo chiamerei “Vanity Fair”, ovvero la Fiera delle Vanità. E basta.

Perché nella vita reale, di tutti i giorni, non siete così. Datela a bere a chi volete, ma non a me.

Perché credo di essere una mamma qualsiasi di una famiglia qualsiasi con una giornata qualsiasi. E la giornata qualsiasi di una mamma qualsiasi comincia con la sveglia alle sei, indipendentemente che a darvela sia il ticchettio dell’Oregon Scientific o gli ultrasuoni radar di vostro figlio. E continua in un susseguirsi di cose da fare che materialmente non prevedono alcun momento di vuoto assoluto in cui poter anche solo contemplare di fare una foto alla colazione progettandola come fosse un’opera architettonica di Renzo Piano.

E infatti vi svegliate alle sei ma le foto della colazione le postate indicativamente tra le nove e le dieci, con i nani debitamente parcheggiati altrove e marito al lavoro, che sennò due martellate sui denti se vi vedesse non ve le leverebbe nessuno.

E capisco che la tazza di cappuccino del bar con accostato il cornetto alla crema non sia proprio al top delle visualizzazioni sui social.

E capisco che se fate le blogger c’è dietro tutto un discorso di “lo faccio per lavoro”.

E capisco anche che faccia più scena una foto alla Elle Decor che una alla “sono sempre di corsa”.

Ma, se siete mamme, fidatevi, a veder certe foto girano sono le palle.

A mille.

Col turbo.

Hashtag #adessomimangianoameacolazione

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