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Come ti cucino il nano

Partiamo da un presupposto: il mondo è bello perché vario.

E partiamo anche dal presupposto che ogni madre fa ciò che ritiene più opportuno per il proprio figlio. Questo è fondamentale.

Io non sono nessuno. Io non insegno. Io non sono migliore a nessuna madre.

Fatte queste doverose premesse, dedico questo post alle tantissime mamme che ultimamente mi chiedono spesso consigli sull’alimentazione dei nani.

Sarò sincera: non condivido questa nuova tendenza a promuovere l’autosvezzamento. Cito, testualmente, un estratto di un sito internet che promuove l’autosvezzamento: “Autosvezzamento è rispetto del bambino, delle sue scelte, dei suoi gusti, della sua sazietà e dei suoi no. Rispetto della tranquillità dei pasti, dei genitori e quindi dei figli. Niente pianti perché “non mi mangia”, perché non vuole questo o non vuole quello. Niente stress perché “non ha finito la sua pappa, come farà a reggersi in piedi?”. Niente improbabili scenette per tentare di fargli aprire la bocca e mangiare. I bambini hanno la capacità di autoregolarsi e dobbiamo solo imparare a rispettarli e dare loro fiducia”. Personalmente, traduco questa affermazione così come io la interpreto: lasciate fare ai vostri figli quello che vogliono, lasciate che decidano cosa preferiscono mangiare, lasciateli liberi di scegliere. Ovvero, non dategli delle regole. Io la interpreto così. E non condivido assolutamente. A casa mia, le regole sono alla base della quotidianità del nano. E, logicamente, questo è il mio personalissimo e discutibilissimo pensiero.

Io, lo ammetto, ho fatto di testa mia, ma sempre e comunque partendo da quelle che erano le linee guida del pediatra e con un occhio di riguardo al cibo sano. Fortunatamente, dalla mia, ho un fantastico pediatra che mi lascia libera di sperimentare senza particolari timori.

Ovvio, il buonsenso mi impedisce comunque di dare funghi o sashimi al Nic, sia ben chiaro!

Lo schema pediatrico suggerisce, in genere, di provare ad introdurre gradualmente la frutta, partendo da uno/due cucchiaini fino ad arrivare al vasetto intero nel giro di una decina di giorni. In seguito, si può procedere con la preparazione del brodo vegetale (carota, patata e zucchina) a cui vanno aggiunti uno/due cucchiai di crema di riso o mais e tapioca. Dopo due settimane, si introduce un cucchiaino di passato di verdura, il parmigiano e, dopo alcuni giorni, il liofilizzato di carne, che verrà poi rimpiazzato dall’omogeneizzato.

Bene. Noi non è che abbiamo fatto proprio così.

Ci siamo approcciati al cibo verso la fine del quarto mese.

Abbiamo fatto una settimana di tentativi a vuoto con la frutta. Roba da urti di vomito e facce schifate, neanche gli avessi dato il Chappy del cane.

Allora, ricordo ancora che era una domenica, tempo ne avevo, mi sono girate le balle e ho messo su a bollire il trio delle meraviglie: carota, patata e zucchina. Ho fatto un ragionamento che poi si è rivelato giusto: il latte non sa di un tubo, è insipido, mentre la frutta è molto dolce, saporita ed asprigna. Tentiamo dunque con brodo vegetale e crema di riso, che come sapore è certamente più vicino al latte rispetto alla frutta.

Una botta di culo incredibile. Ha mangiato tutto. E, finito il piatto, si è seccato anche la frutta che fino al pomeriggio prima aveva disprezzato con profondo disgusto.

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Il giorno dopo ho aggiunto il passato, quello dopo il liofilizzato, quello dopo ancora il parmigiano e, al quinto giorno, l’omogeneizzato di carne. Poi ho introdotto ogni tipo di crema esistente: avena, miglio, semolino, ecc. Tutto Hipp. In pratica ho fatto in cinque giorni quello che i pediatri consigliano di fare in un mese. Ed è per questo che dico di aver fatto di testa mia, giusto o sbagliato che sia. Perché a mio avviso non esiste un metodo giusto, ma solo quello più vicino ai bisogni del proprio figlio. E, fin qui, ho parlato degli approcci allo svezzamento.

Il bello arriva dopo.

Il bello è andare dal fruttivendolo e comprare verdure di cui fatichi a ricordare il nome, perché vuoi far provare di tutto al tuo nano: sedano rapa, topinambour, cavolo cappuccio, barbabietola, cavolo viola, carote nere, porri, e così via. Credetemi, la verdura non uccide. Nemmeno se ha un nome che sembra quello di un mobile Ikea.

Io nel brodo ci butto di tutto, davvero. Tranne la patata. La patata è buona norma non congelarla, in quanto impiega un nanosecondo a sviluppare baccelli e batteri a più non posso. Prendete con le pinze quello che dico. All’attivo non ho premi Nobel e non sono laureata in neuroscienze o biotecnologie avanzate. Non muore nessuno ma, sapendolo, non mi costa nulla evitare di inserirla. Anche perché io preparo intere pentole di brodo e verdura lessa, frullo tutto insieme, metto nei vasetti Avent e congelo.

Per quanto riguarda carne e pesce, inizialmente ho usato solo omogeneizzati Hipp. De gustibus. Io mi sono trovata benissimo. Idem per la frutta.

Passata questa prima fase di brodo, crema e omogeneizzato, ho introdotto la pastina. Io vi consiglio di farvi un giro su internet, perché nei supermercati e nei negozi per l’infanzia si trovano solo stelline, semini, anellini, tutti di grano duro. È come se voi mangiaste tutti i giorni pasta, pasta, pasta. Due palle! Su internet ho trovato, invece, tantissimi formati e, soprattutto, tantissime formulazioni diverse: integrale, mais, farro, multicereali, orzo, colorata, a base di verdure ecc. Una varietà senza paragoni.

In seguito, sono passata alla carne fresca: mi facevo preparare dal macellaio di fiducia delle polpettine monoporzioni da 50 grammi, le congelavo e le preparavo “sciolte” nel brodo. In questo modo cominciavo a dare una consistenza “granulosa” alle pappe. Questo esperimento di carne bollita è stato uno schifo: la pappa puzzava di cane e, considerate le facce e le urla del Nic, il sapore non doveva allontanarsi di molto.

Allora mi sono evoluta. Mi sono messa a spiaccicare le polpette in una pentola antiaderente, le cuocevo come fossero hamburger, poi le sminuzzavo con un’apposita ciotola di Nuby, che vi consiglio vivamente. Il sapore era decisamente migliore. O, almeno, erano comunque commestibili.

Adesso, logicamente, è tutto più semplice. Ormai il nano mangia tutto, in tutti i modi. Ed io comincio a cucinare per lui dei cibi molto affini ai nostri.

Gli preparo il ragù con le stesse modalità della versione adulta: soffritto, carne trita, vino per sfumare, pomodoro fresco. La differenza sostanziale è che sostituisco l’eventuale aggiunta di sale con l’inserimento di una fetta di prosciutto cotto all’interno della carne.

Lo stesso vale per il sugo: pomodoro fresco, olio, soffritto, un pizzico di sale.

L’omogeneizzato di frutta l’ho rimpiazzato con la frutta fresca a pezzetti e la macedonia.

A Natale non gli ho preparato nulla. Gli ho fatto mangiare le lasagne cucinate da mia zia. Ed ha gradito parecchio.

Alla prossima gita ordineremo al momento qualcosa anche per lui. Qualcosa di “adulto”. E vedremo come andrà.

Ognuno reagisce alle novità in modo differente: chi con curiosità, chi con diffidenza, chi con timore.

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Molte mie amiche sono ancora molto frenate sul cibo. Oddio, quando dare l’uovo?! Risposta: quando volete. Se vostro figlio ne è allergico, lo è a sei mesi così come a dieci. Non sarà troppo grosso questo pezzo di cibo?! Sarà vostro figlio a dirvelo: o lo mangia, o lo vomita. E se non gli piace?! Pazienza, almeno lo saprete.

Insomma, non fatevi prendere dal panico. E, se il vostro nano malefico non mangia, non insistete: servirà solo ad aumentare la tensione. Però, non demordete. Riproponete al pasto successivo ciò che ha rifiutato al precedente: capirà che, se non lo mangia, probabilmente morirà di fame.

Lasciatevi guidare dall’istinto.

Liberate la vostra fantasia e sperimentate.

Vostro figlio vi ringrazierà.

Bon appetit!

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