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Ciao, mamma, guarda come mi sfracello!

Niente da fare.

A quanto pare mio figlio non ha due piedi, ma due palle mediche. Avete presente quelle palle piene di sabbia che si usavano a scuola nelle ore di educazione fisica? Quelle su cui si doveva camminare in equilibrio, cercando di non cadere? Ecco. Quelle.

È nato con i piedi a pagnotta.

Poraccio, tutti a stargli addosso perché non aveva il coraggio di imparare a camminare da solo, senza il supporto di una mano amica.

Provateci voi a legarvi due patate giganti sotto i piedi, poi alzatevi e cercate di camminare senza cadere (che è quello che succederà con maggiore probabilità).

Ci credo che ha avuto l’ardire di incamminarsi in autonomia verso nuovi orizzonti alla veneranda età di una forma di parmigiano mezza stagionata: 15 mesi.

Vabbè, poi è partito come un treno e non l’ha fermato più nessuno.

Nessuno, tranne i mobili di casa.

Io non so più cosa fare.

Ho impacchettato casa che sembra un laboratorio NASA futuristico.

Pur essendo l’antitesi di una mamma apprensiva, mi sono dovuta arrendere a due dati di fatto: il primo è che ho alcuni arredi decisamente pericolosi, molto rigidi e spigolosi quanto le ossa della Ferragni; il secondo è che il Nic ha l’equilibrio di un cavallo a dondolo in balìa delle termiti.

Cade.

Cade in continuazione.

E la cosa preoccupante è che cade anche da fermo.

Giuro, da fermo.

Che poi tanto fermo, in effetti, non lo è.

Lui, poveretto, quando è fermo in piedi in realtà continua ad oscillare avanti e indietro, perché ‘ste due balance board che fungono da piedi non sono stabilissime.

Per cui, a volte, succede che a furia di oscillare perde l’equilibrio e si sfracella al suolo.

E, per la stessa legge fisica secondo cui la fetta biscottata cade sempre a terra dal lato della marmellata, lui cade sempre di faccia.

Contro i mobili.

“Eh ma non è possibile, Silvia, cade sempre! Stai più attenta, diamine!”, ha esclamato quel Nostradamus di mia mamma esattamente sette minuti prima che il Nic le andasse a sbattere contro il muro davanti agli occhi.

La dimostrazione vivente che l’essere attenti non c’entra nulla e che essere apprensivi quanto lo è lei non lo protegge in ogni caso da qualcosa di poco prevedibile perché, di certo, non ti aspetti che tuo figli tiri dritto anziché curvare prima di arrivare alla fine della cucina.

Cosa dovrei fare, secondo voi?

Legarmelo ad una gamba e portarmelo in giro per casa come un koala?

No.

I bambini devono esplorare il mondo, devono sperimentare, devono scoprire da soli che il muro fa male e che le dita chiuse nei cassetti fanno vedere le stelle e le comete e i fuochi artificiali e i fantasmi dei Natali passati e presenti e futuri.

I genitori, di contro, devono vigilare che tutto proceda senza disastri o quantomeno facendo in modo che essi si riducano al minimo.

Purtroppo non è il nostro caso.

Quello che facciamo non è mai abbastanza.

Siamo una famiglia premurosa e attenta, ma il Nic sembra fare di tutto per attuare i suoi numerosissimi ed ormai imprecisati tentativi di suicidio nei millesimi di secondo che corrispondono ad un battito di ciglia.

Lo abbiamo davanti ai nostri occhi, a due metri di distanza, è fermo in piedi che ci sorride con un gioco in mano e il secondo dopo è asfaltato sul tavolino del soggiorno con gli occhi pieni di lacrime e la bocca piena di sangue.

Cosa possiamo fare? Niente, purtroppo.

O meglio, lo soccorriamo, lo consoliamo, facciamo in modo che non ricapiti più ma ritengo nella maniera più assoluta che non possiamo fare di più di quello che già facciamo ogni giorno.

Forse è proprio per questo mio assoluto senso di impotenza e per questa mia totale rassegnazione davanti all’evidenza che mio figlio è naturalmente predisposto all’autodistruzione, che ho trovato qualcuno disposto ad accogliere le mie preghiere e a venirmi in soccorso per tamponare il tamponabile.

Sto parlando di Arregui Domus, azienda spagnola leader nella sicurezza infantile, che ha avuto la malaugurata idea di elevarmi a sua Ambasciatrice sul territorio italiano.

Lo so, non sto facendo un’ottima pubblicità, dovrei parlare di sicurezza infantile ma ho un figlio che la parola sicurezza non sa neanche dove stia di casa.

Ma il motivo c’è.

I prodotti sono tanti, tantissimi, talmente tanti, ma talmente tanti e talmente funzionali che non ho ancora trovato il tempo di provarli tutti.

Quelli che ho già testato, però, sono davvero eccezionali.

E infatti il Nic si è già salvato da un trauma cranico, sette fratture nasali ed un numero imprecisato di contusioni varie.

Li ha testati, letteralmente, e ne è uscito indenne.

Se volete curiosare, perché posso garantirvi che la metà dei prodotti non li conoscete ma avete pensato almeno una volta “certo che potrebbero inventarli!”, visitate il sito istituzionale www.arregui.it.

Nel giro di poco tempo la nostra casa diventerà finalmente un porto sicuro, grazie ad Arregui Domus.

Usciti dalla porta di casa, poi, non garantisco nulla.

Anzi, garantisco che il Nic cadrà, di sicuro, e si sbuccerà le ginocchia.

Ma per quelle, si sa, bastano due cerotti e un bacio scaccia bua.

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