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Chiuso per ferie: madre e moglie in sciopero per un giorno

Sto pregustando la pace dei sensi.

L’apoteosi del fancazzismo.

Marito sarà via per lavoro due giorni, ergo giovedì sera sarò sola.

“Daiiiiii che belloooooo così ti spupazzi il cucciolotto e dormite tutti abbracciosi e coccolosi nel lettoneeeee!” ha esclamato entusiasta una delle mie più care amiche.

Povera scema. Ci conosciamo da una vita, ma lei ancora non è madre, per cui non ha capito una mazza.

Io giovedì chiudo per ferie. Serranda abbassata. Cibo pattume. Pacchi di patatine. Cibo giapponese. Svaccata sul divano. Tv spazzatura della peggior specie esistente. Cane asfaltato sulle gambe. Diventerò anima e corpo col divano. Un vegetale.

Ho già preso accordi fiscalissimi coi miei. Consegno gli 11 chili di nano il giovedì mattina alle 8,00 e li ritiro il venerdì dopo il lavoro.

Nessuna telefonata se non in caso di pericolo di vita. Nessun messaggio.

Io, giovedì, divento single. Niente marito, niente figlio. Un cane. In pratica divento una creatura alla Bridget Jones.

Tuta, capelli scazzati, lenti degli occhiali unte di patatine, felpa puzzosa di cane, calzini con uova e bacon stampate, birra, rutto libero.

Io sto già godendo.

Non vedo l’ora. Una serata tutta per me.

Mio figlio state certe che non crepa. Non è in buone mani. E’ in ottime mani. E generalmente non mi caga neanche di striscio, devo piangere in cinese per riuscire ad abbracciarlo o dargli un bacio senza che si giri dall’altra parte.

Per lui, dunque, nessuna differenza.

Per me, invece, l’immenso.

La pace.

Giuro che mi commuovo al solo pensiero.

Inizialmente avevo anche pensato di approfittarne per uscire a cena con le amiche.

Ma la verità è che con le amiche posso organizzare una serata ed uscirci sempre.

Idem con mio marito.

Da sola, invece, quando mai mi ricapiterà?!

Non ne ho idea. Dunque, nel dubbio, non mi lascio sfuggire questa ghiottissima occasione.

E, credetemi, non sono cinica o anaffettiva o, peggio ancora, una cattiva madre, come certamente penserà la svegliona di turno.

No. Sono solo realista. Ho bisogno di coccolarmi. Si chiama istinto di sopravvivenza.

Ho bisogno di stare nella vasca da bagno senza sentire, in sottofondo, la musichetta di Sansone il Camion Chiacchierone o Valentino Scooterino.

Ho bisogno di sedermi sul water senza che il nano mi gattoni fino in mezzo le mutande.

Ho bisogno di mangiare quello che mi passa per il cervello senza dover chiedere “Amore, cosa vorresti per cena?!”.

Ho bisogno di guardare quel cavolo che mi pare alla tv, dai vecchi episodi di Grey’s Anatomy visti e rivisti fino al vomito a Quattro Matrimoni in Italia.

Ho bisogno di leggere indisturbata Delitto e Castigo che, alla veneranda età di 28 anni, mi sono finalmente decisa ad aprire.

Ho bisogno di girare per casa tenendo tutte le luci accese, cosa che mio marito non sopporta.

Ho bisogno di pensare solo ed esclusivamente a me stessa. Di scollegare al cervello da tutto il resto e, soprattutto, da tutti gli altri.

Ho bisogno di una giornata di sano egoismo ed egocentrismo allo stato puro. Allo stato brado e primordiale.

Non chiedo chissà cosa. Solo una serata di pace, tutta per me.

Ho bisogno. Punto.

Ne ho fottutamente bisogno.

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